Swordfish – Longsword Finals 2017

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Ho due miei cari amici, entrambi ottimi schermidori, che hanno posizioni molto differenti a riguardo della finale di spada lunga dello Swordfish 2017, ne è scaturita una lunga discussione che mi ha dato lo spunto per la stesura di questo articolo.

Per chi non lo conoscesse, lo Swordfish è un torneo “HEMA” molto famoso che viene  tenuto in Svezia ogni anno, nell’ambiente agonistico delle HEMA questo è ritenuto uno degli incontri più prestigiosi, i vincitori delle varie discipline di questo torneo sono infatti tenuti in altissima considerazione, finendo spesso per diventare vere e proprie icone delle HEMA.

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Torniamo quindi ai miei due amici che per l’occasione saranno rappresentati da  Spike Spiegel di Cowboy Bebop e Squanchy di Rick e Morty.
Spike, come ogni schermidore che si rispetti ha estremamente a cuore il trittico tempo – misura – velocità, anche se al posto di quella velocità vorrebbe infilarci o affiancarci il caro vecchio “modo”. Non è una considerazione errata, in quanto (a mio personalissimo parere) il “modo” sembrerebbe andare ad indicare la via più “veloce” per eseguire un’azione MA  alla condizione che questa avvenga  in uno specchio ristretto di variabili di movimento ritenute “sicure” in quel determinato archetipo di situazione.  Questo fa si che l’azione non sia sempre “La più veloce” ma che sia la più veloce in un contesto ben preciso, il contesto che implica una forte necessità di non essere colpiti nel mentre o poco dopo che l’azione è stata portata a segno. Per far si che questo concetto sia sensato però è necessario proprio il suddetto “Contesto”.
Spike vede infatti nella finale un orrendo abominio della natura umana, mancando totalmente di autoconservazione ed essendo essa una eterna rincorsa all’Afterblow e in generale una strategizzazione del regolamento. In questo il nostro Spike vede un tradimento enorme ai principi basilari della scherma e delle Arti Marziali che vorrebbero un combattimento dove si deve colpire senza essere colpiti. Le considerazioni di Spike sono effettivamente valide, basta osservare la finale per vederle motivate.

Squanchy d’altro canto è in tutto e per tutto un uomo del 21° secolo ed è fin troppo pragmatico, è ben cosciente del paradigma/trittico (Ben più di Me e Spike credo) ed è anche cosciente delle necessità che un atleta si trova ad affrontare sul quadrato/pedana. Squanchy vede la strategizzazione del regolamento come un “mezzo alternativo”  con cui i concetti dell’arte marziale si esprimono, considerazione che diventa verità assoluta se inserita proprio in questo contesto.
Squanchy vede anche grandi insegnamenti nella finale, l’esempio migliore è proprio come Dennis Ljungqvist ha saputo gestire l’avversario e la sua strategizzazione del regolamento stesso, modificando la propria strategia iniziale che lo aveva portato ad essere MOLTO in svantaggio. Anche questa considerazione è altamente valida a mio parere. Proprio per queste motivazioni, Squanchy vede la forma come uno strumento al servizio del contesto (che è un’innegabile verità) e di quel “modo” non è che gli freghi tanto, in quanto le necessità sono mutevoli (soprattutto in questo ambiente) e la “Velocità” nel trittico fa già il suo lavoro. Per questi motivi Squanchy sostiene che la finale sia stata molto interessante e non solo, anche uno strumento da cui molti possono imparare.

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Quindi in sostanza chi ha ragione? Paradossalmente hanno ragione entrambe:

Spike desidera la simulazione di un CONTESTO che porti ad avere delle necessità’ di forma simili o identiche a quelle di un duello realistico, situazione in cui lui stesso sostiene che l’adattamento è fondamentale, questo è però già codificato nelle sue forme, nelle sue reazioni e scelte di tempo dai maestri passati!
Squanchy invece prende visione del CONTESTO e  lo accetta per ciò che è, a quel punto costruisce i suoi schemi proprio sulla base di quest’ultimo per sfruttarlo al meglio, creando o modificando la forma per ottenere i risultati sperati.

Squanchy vuole “Usare i principi dell’arte Schermistica” per ovviare alle necessità di un contesto attuale. Spike vuole creare la simulazione di un contesto per ricreare le necessità di un duello storico.

Per ambedue il torneo può essere “fine” e “mezzo”, per ognuno di essi la bilancia potrebbe pendere verso l’uno o verso l’altro fintanto che i loro desideri legati al contesto vengano più o meno esauditi.

Il mio personale parere sulla finale dello Swordfish?  Per gli obiettivi che in teoria si pone il praticante HEMA legati al fattore storico (o delle ipotesi storiche) è sicuramente deludente, per ciò che concerne la strategia è stato uno spunto molto interessante, per ciò che concerne il livello atletico dei partecipanti è stata un’ottima finale.

Federico.

 

I have two  dear friends, both excellent fencers, who have very different positions regarding the Swordfish 2017 longsword finals, a long discussion came about that gave me the inspiration for the writing of this article.

For those who do not know it, the Swordfish is a very famous “HEMA” tournament that is held in Sweden every year, in the competitive environment of HEMA this is considered one of the most prestigious tournaments, the winners of the various disciplines of this tournament are in fact kept in very high regard, ending up often to become true HEMA icons.

So let’s return to my two friends who for the occasion will be represented by Spike Spiegel of Cowboy Bebop and Squanchy of Rick and Morty.

Spike, like any respectable fencer, is extremely fond of the triptych time – measure – speed, even if instead of that speed it would like to slip in or affixed to our dear old “way-to (the mean).” This is not an erroneous consideration, since (in my personal opinion) the “way-to (the mean)” seems to go to indicate the “fastest” way to execute an action on condition that this occurs in a limited mirror of motion variables considered “safe” In that determined archetype of situation. This makes the action not always “The fastest” but the fastest in a context well-defined, the context that implies a strong need not to be hit in or hit shortly after the action has been executed. In order to make this concept sensible, however, it is necessary precisely the above-mentioned “Context”.
Spike sees in the SF. Finals a horrible abomination of human nature, totally lacking in self-preservation, and as it is an eternal pursuit of the Afterblow and in general a strategizing of the rules. In this, our Spike sees an enormous betrayal of the basic principles of fencing and martial arts that would want a fight where one should strike without being hit. Spike’s considerations are indeed valid, just look at the final to see them motivated.

 

Squanchy, however, is a  100% man of the 21st century and is far too pragmatic, he is well aware of the paradigm / triptych (Far more than Me and Spike, I think) and is also aware of the needs an athlete faces on the platform/ring. Squanchy sees strategizing of the ruleset as an “alternative means” in which the concepts of martial art are expressed, this consideration becomes true if inserted in this context.

Squanchy also sees great lessons in the final, the best example is just how Dennis Ljungqvist managed to handle the opponent and his strategizing of the ruleset itself, modifying his initial strategy that had led him to be VERY disadvantaged. This consideration is also of high value in my opinion. Precisely for these reasons, Squanchy sees form as a tool in the service of the context (which is an unmistakable truth) and that “way-to – the mean” is not really important because the necessities are constantly changing (especially in this environment) and the “speed” in the triptych already does his job. For these reasons Squanchy argues that the final was very interesting and not just so, but also a tool from which many people can learn.
So basically who is right? Paradoxically they are both right:

Spike wants a simulation of a CONTEXT that leads to needs that are similar or identical to those of a realistic duel, a situation where he himself claims that adaptation is fundamental, but that adaptationis already codified in its forms, in its reactions and choices of time from past masters!

Squanchy, on the other hand, sees the CONTEXT and accepts it for what it is, at that point builds his own schemes on the basis of the latter to exploit it to the best, creating or modifying the form to achieve the hoped results.

 

Squanchy wants to “use the principles of Fencing” to overcome the needs of a current context. Spike wants to create a simulation of a context to recreate the needs of an historical duel.

For both the tournament can be “the mean” and “the objective”, for each of them the balance may hang towards one or the other  as long as their context-related desires are more or less fulfilled.

My personal opinion on the Swordfish finale? For the objectives that the HEMA practitioner  have about the historical-factor (or historical hypotheses) is definitely disappointing, the strategy was a very interesting part to take in consideration, and the athletic level of the participants was really good.

Federico

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