Conditioning part 5 – Conclusions

Arriviamo quindi alla conclusione del nostro percorso.  Avendo brevemente  visionato i vari aspetti del condizionamento di un’azione restano da elencare alcuni appunti finali, utili da tenere a mente. Questi sono dei punti da tenere a mente in special modo quando si decide di organizzare un percorso di allenamenti volto a condizionare un determinato numero di azioni.

1) Quanto è necessaria questa azione/reazione/movimento? Questo è un punto banale ma che va altamente tenuto in considerazione, molte arti marziali tradizionali infatti cercano di condizionare un gran numero di azioni complesse, spesso queste hanno inoltre una finestra di applicabilità relativamente piccola, ne risulta spesso un grande caos. E’ quindi fondamentale ponderare bene quali azioni condizionare per prime, esse dovranno essere semplici e coprire il maggior numero di casistiche possibile. Le azioni più “complesse” dovrebbero essere aggiunte successivamente.

2) Reazione offensiva – Reazione difensiva: E’ fondamentale ricordarsi che un buon bilanciamento tra difesa e offesa dovrebbe essere sempre tenuto in considerazione quando si scelgono le prime azioni da condizionare. Una cavazione in risposta ad un legamento potrebbe portare sia ad una risposta che ad un ulteriore legame (questa volta vantaggioso) o ad una battuta. E’ quindi utile dare ad alcune azioni di base sia un’opzione offensiva che una difensiva, questo aiuterà a coprire un gran numero di casistiche.

3) Misura, tempo: A che misura va effettuata una determinata azione/reazione? Un errore comune è tentare di condizionare una “tecnica” da trattato, tenendo conto solamente dell’ideale di forma e perdendo di vista il momento ideale e la distanza dall’avversario in cui quest’ultima dovrebbe essere messa in pratica.

Ci sarebbe sicuramente altro da aggiungere, ciò nonostante il quadro è praticamente completo e mi fermerò qui.

Ah, quasi dimenticavo, è fondamentale allenare costantemente le azioni condizionate. Perché ricordate: Uno schermidore pigro è uno schermidore morto.

F. Malagutti

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So we arrive at the end of our journey. Having briefly examined the various aspects of the conditioning of an action, there are still some useful final notes to keep in mind. These are points to keep in mind especially when you decide to organize a training course aimed at conditioning a certain number of actions.

1) How much is this action / reaction / movement necessary? This is a trivial point but it should be taken always into consideration, many traditional martial arts in fact try to condition a large number of complex actions, often these also have a relatively small applicability window, it often results in a great chaos. It is therefore essential to weigh well what actions to condition first, they will have to be simple and cover as many cases as possible. The most “complex” actions should be added later.

2) Offensive reaction – Defensive reaction: It is essential to remember that a good balance between defense and offense should always be taken into account when choosing the first actions to be conditioned. A cavazione in response to a bind could result both in a riposte or in a further binding action (this time advantageous) or in a beat on the opponent blade. It is therefore useful to give some basic actions both an offensive and a defensive option, this will help to cover a large number of cases.

3) Measure, time: How and when should a certain action / reaction be performed? A common mistake is to attempt to condition a treaty “technique”, taking into account only the ideal of form and losing sight of the ideal moment and the distance from the adversary in which the latter should be put into practice.

There would certainly be more to add, nevertheless the “picture” is practically complete and I will stop here.

Ah, I almost forgot, it is essential to constantly train the conditioned actions. Remember: A lazy fencer is a dead fencer

F. Malagutti

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