Stop underestimating yourself

Le sfaccettature del carattere influiscono altamente durante l’allenamento, la pratica e la competizione in qualsiasi sport. In un’arte marziale/sport da combattimento come la scherma questo aspetto influisce fortemente, dato che l’unico appiglio e amico a cui possiamo affidarci è la nostra mente.
Va da sé che la persona che si trova più in difficoltà in questo frangente è la persona insicura. L’insicurezza è sia la causa, sia il risultato di molti problemi.  Spesso le persone insicure cadono in un circolo vizioso, fomentato dalle loro esperienze pregresse nell’incapacità di gestire determinate situazioni che è più o meno strutturato in questo modo:
Sull’intervento di un fattore esterno (più raramente interno, un obiettivo personale) vi è un tentativo di ottenere un risultato, le scarse capacità (o conoscenze, se si parla di ambito teorico) fanno si che il risultato venga ottenuto in modo totalmente insoddisfacente o non venga ottenuto affatto. Presa visione del pessimo risultato il soggetto cade in uno stato di sconforto e si autoconvince in vari modi di non avere possibilità di ottenere buoni risultati in quel determinato contesto, non prendendo in considerazione le centinaia o migliaia di ore di pratica/studio che altre persone hanno dovuto affrontare per ottenere risultati soddisfacenti. Avendo quindi appurato nella sua mente che il risultato non è ottenibile, lo sforzo per il raggiungimento degli obiettivi cala inesorabilmente, riducendo ulteriormente il margine di miglioramento, creando una nuova ondata di sconforto ecc. ecc.
Uno stadio successivo o parallelo a questo si ha quando le proprie debolezze vengono strumentalizzate e utilizzate come mezzo distintivo, diventando un tratto fondamentale del proprio carattere da cui diviene sempre più difficile discostarsi, proprio perché significherebbe riscrivere parte del proprio “IO” diventando quindi parzialmente delle persone differenti.
Questa caratteristica è facilissima da riscontrare nelle persone anziane, che cercano di esorcizzare la perdita delle proprie capacità cercando di renderle tratti distintivi della propria persona se messi a paragone con altri individui.

E’ in questo caso che le parole “talento”, “genetica”, “fortuna” ecc. cominciano ad apparire nei discorsi di queste persone quando esse si rivolgono ad altri individui più “capaci”. Preso atto del fatto che determinate persone (più per caratteristiche fisiche ed educazione nei primi anni di vita) hanno determinati vantaggi “genetici” o una qualche sorta di naturale abilità nell’attività fisica, nel calcolo, scrittura, disegno ecc. il restante 99% dei risultati è ottenuto soltanto con un esercizio costante ed una forte determinazione.
Chi viene infatti a trovarsi di fronte a questo tipo di ragionamenti volti a camuffare una sorta di autocommiserazione  egocentrica, si trova spesso sminuito all’inverosimile, soprattutto se esso si guarda indietro a vedere le migliaia di ore di pratica volte ad ottenere quel risultato.

Sfortunatamente uscire da questo circolo vizioso richiede tempo e lavoro, posso dirlo tranquillamente e senza bisogno di affidarmi a supposizioni dato che anni fa ho dovuto farlo io stesso. E’ quindi richiesta determinazione, costanza e lavoro duro. Queste caratteristiche devono opporsi a tutto ciò che viene portato con sé da quel circolo vizioso autodistruttivo che ho citato sopra.

L’autocommiserazione deve finire.  La propria debolezza non va accettata ne condannata ma costantemente messa alla prova. La pigrizia, ultimo baluardo dell’insoddisfazione, cade infine con la visione dei propri risultati ottenuti. Tutto ciò necessità però di un primo passo fondamentale:  Non sottovalutarsi.

Federico

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Un debole e gobbo me stesso – 2012

The character of a person influences a lot during training, practice and competition in any sport. In a martial art / combat sport such as fencing this aspect strongly influences, since the only grip and friend we can rely on is our mind.
It goes without saying that the person who is most in difficulty in this situation is the insecure person. Insecurity is both the cause and the result of many problems. Often insecure people fall into a vicious circle, fomented by their previous experiences in the inability to handle certain situations that is more or less structured in this way:

On the intervention of an external factor (more rarely internal, a personal objective) there is an attempt to obtain a result, the poor skills (or knowledge, if we talk about the theoretical field) make sure that the result is obtained in a totally unsatisfactory way or it is not obtained at all. Having seen the bad result the subject falls into a state of despair and is self-convinced in various ways of not being able to get good results in that particular context, not taking into consideration the hundreds or thousands of hours of practice / study that other people have had to face to get satisfactory results. Having therefore established in his mind that the result is not obtainable, the effort to achieve the goals falls inexorably, further reducing the room for improvement, creating a new wave of discouragement, etc. etc.

A subsequent stage or parallel to this is when one’s own weaknesses are exploited and used as a distinctive trait, becoming a fundamental trait of one’s own personality from which it becomes increasingly difficult to depart, precisely because it would rewrite part of one’s “I” and thus become partially different people.
This feature is very easy to find in old people, who try to exorcise the loss of their skills trying to make them distinctive features of their person if compared to other individuals.

It is in this case that the words “talent”, “genetics”, “luck” etc.  begin to appear in the speeches of these people when they speak to other more “capable” individuals. Noting the fact that certain people (Be it for physical characteristics or education in the first years of life) have certain “genetic” advantages or some sort of natural ability in physical activity, in calculation, writing, drawing, etc. the remaining 99% of the results are obtained only with constant exercise and strong determination.

In fact, those who are faced with this type of reasoning aimed at disguising a sort of self-centered self-pity are often diminished to the impossibility, especially when they look back to see the thousands of hours of practice aimed at obtaining that result.

Unfortunately, getting out of this vicious circle takes time and work, I can say it quietly and without having to rely on suppositions, since I had to do it myself years ago. Determination, constancy and hard work are therefore required. These characteristics must oppose all that is brought with it from the vicious self-destructive circle I mentioned above.

Self-pity must end. One’s own weakness must not be accepted or condemned but constantly tested. Laziness, the last bulwark of dissatisfaction, finally falls with the vision of their results. All this however requires a fundamental first step: Do not underestimate yourself.

Federico

 

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